Presso la sede del Municipio, in via G. Marconi n.9, sono esposti presso l’entrata principale alcuni importanti reperti rinvenuti presso alcune località del comune:

Protomo di fontana raffigurante Hypnos (personificazione del sonno)

La pietra, raffigurante un mascherone grottesco, era originariamente collocata presso Fonte Grande, dove attualmente rimane ben conservata l’originaria fonte da cui sgorga acqua freschissima anche nelle più afose giornate estive.
Originariamente la pietra raccoglieva l’acqua dal lato superiore della fonte facendola sgorgare dalla bocca del mascherone.
L’attribuzione alla divinità del sonno è stata ottenuta dall’associazione delle ali e dell’elemento floreale posto sulla fronte della maschera al fiore dell’oppio, che induce il sonno e che è stato spesso  utilizzato anche in molte altre rappresentazioni di Hypnos.



Protomo di fontana raffigurante Thanatos-Pluto (personificazione della morte)

Si tratta del gemello di Hypnos, anch’esso raffigurante un mascherone grottesco, situato originariamente presso una fonte sita in un’altra località del comune, Fonte Viola.
Riguardo alla pietra e all’interpretazione del suo significato è collegata un’antica leggenda su Fonte Viola;
“si narra che nelle acque che sgorgavano dalla fonte una donna bagnava la chioma dei suoi capelli e si trasformava in una nuvola, allontanando le tempeste dal comune di Molise e dal suo circondario, ovvero i comuni confinanti di Torella, Duronia e Frosolone. L’area beneficiò di questo incantesimo fin quando la figlia della donna in seguito a ripetute suppliche riuscì a farsi confidare dalla madre le regole dell’incantesimo; infatti la figlia sbagliò le parole del comando, causando una tempesta di inaudita potenza che uccise la ragazza e ruppe per sempre l’incantesimo della fonte.”



Ara pagana

Si tratta di un blocco monolitico di calcare, di colore chiaro, variabile dal bianco ad un leggero rosato, di medie dimensioni, originariamente posto presso il santuario della Madonna del Piano e oggi conservato ed esposto presso una sala d’ingresso della sede del Municipio.
Il reperto è collocato da recenti studi nel III secolo a. C.
L’ara pagana veniva usata in periodo medievale come base d’altare della chiesa; nella parte superiore presenta un incavo a foggia di mortaio, utilizzato per la raccolta del sangue delle vittime che venivano sacrificate. Vi è inoltre una base rettangolare che serviva a tenere fermi gli animali durante il rito di sacrificazione in onore di qualche divinità.  
Nella parte frontale è presente un’iscrizione su un unico rigo orizzontale di carattere osco. Il significato dell’incisione è stato elaborato in due diverse interpretazioni.
Il Carabba nel “Giornale degli scavi di Pompei” interpreta la scritta leggibile da destra verso sinistra come una dedica, nel senso di “Banna Betizio, figlio di Banna, profferse” .
Nell’altra interpretazione l’incisione si traduce come “bantis. betis bantis. meddìs prùffed," secondo cui Bantis (capo dei sanniti Pentri), sommo magistrato, della famiglia Betitis di Bantis (prenome del padre) approva.



Antica Epigrafe


Presso l’antico cimitero in contrada Colle Sidonio, tra le tante lapidi emergeva una targa riportante la dedica ad Annina Covelli della Posta, scomparsa prematuramente nel 1884.
Tale epigrafe aveva impresso lo stemma del Casato dei Feudatari di Molise, in possesso della famiglia  Covelli della Posta, ultimi signori di Molise.
Esso è a forma di scudo quadripartito: nel riquadro in alto a sinistra vi sono tre torri, in basso una M, iniziale dei signori Molisii, in alto a destra un copricapo da principe, in basso un cane che vigila su tre cime di monti, in riferimento alla conformazione orografica della zona. Una fascia accompagna lo stemma con una famosa massima latina “Posui ori meo custodiam ut non delinquam”.

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